★ Storia, non liturgia · 1282-1302

I Vespri Siciliani

Un nome che la storia ha preso in prestito dalla preghiera della sera: la rivolta popolare che a Palermo, nel 1282, pose fine al dominio angioino in Sicilia e cambiò per sempre gli equilibri del Mediterraneo.

1266

Benevento

Carlo d'Angiò sconfigge Manfredi e si insedia nel Regno di Sicilia.

30 MAR
1282

Palermo

La rivolta scoppia durante i vespri, nella chiesa dello Spirito Santo.

AGO
1282

Pietro III

Il re d'Aragona sbarca a Trapani: inizia la Guerra del Vespro.

1302

Caltabellotta

La pace divide il Regno tra Trinacria aragonese e Napoli angioina.

Il contesto prima del 1282

Dopo la battaglia di Benevento (1266) e la sconfitta di Manfredi, poi la vittoria su Corradino di Svevia a Tagliacozzo (1268), Carlo I d'Angiò, fratello del re di Francia Luigi IX, si insediò come sovrano del Regno di Sicilia, che comprendeva l'isola e i territori meridionali della penisola. Il nuovo governo angioino impose un sistema fiscale molto più gravoso di quello normanno-svevo, destinato in gran parte a finanziare le ambizioni mediterranee di Carlo, in particolare il progetto di conquista dell'Impero bizantino. L'amministrazione fu affidata in larga misura a funzionari e militari francesi, percepiti dalla popolazione siciliana come un corpo occupante estraneo, poco rispettoso degli usi locali.

Il malcontento fu alimentato anche da una rete di cospirazione antiangioina, in cui ebbe un ruolo di primo piano il diplomatico e medico salernitano Giovanni da Procida, già funzionario alla corte sveva, che tessé contatti con Pietro III d'Aragona (sposo di Costanza, figlia di Manfredi ed erede dei diritti svevi sulla Sicilia), con l'imperatore bizantino Michele VIII Paleologo, allarmato dai piani di Carlo contro Costantinopoli, e con settori della curia romana ostili agli Angioini.

Lo scoppio della rivolta, 30 marzo 1282

Il pomeriggio di lunedì 30 marzo 1282, lunedì dell'Angelo (il giorno dopo Pasqua), una grande folla si era radunata a Palermo nei pressi della chiesa dello Spirito Santo per i vespri. Secondo il racconto tradizionale, un sergente francese di nome Drouet, durante i controlli alla ricerca di armi nascoste, si rese protagonista di un gesto offensivo verso una donna del popolo. Il marito o un giovane presente reagì uccidendolo, e l'episodio innescò immediatamente una sollevazione generale: la folla, al grido "Mora, mora li Francisi!" ("Muoiano i francesi!"), si scagliò contro i soldati e i funzionari angioini presenti in città, uccidendone un gran numero nel giro di poche ore.

La diffusione della rivolta

Nei giorni e nelle settimane successive l'insurrezione si estese rapidamente dalla capitale al resto dell'isola, coinvolgendo Corleone e numerosi altri centri, dove si ripeterono uccisioni ed espulsioni di francesi e la costituzione di comuni autonomi sul modello delle città libere italiane. Messina, inizialmente più cauta e fedele alla Corona angioina anche per calcolo politico ed economico, si unì alla rivolta solo alcune settimane dopo, tra la fine di aprile e i primi di maggio, diventando poi un baluardo decisivo nella resistenza contro il tentativo di riconquista mosso da Carlo d'Angiò, che pose l'assedio alla città senza riuscire a espugnarla.

Le conseguenze politiche

Privati dell'appoggio francese e consapevoli di non poter reggere da soli, i siciliani si rivolsero a Pietro III d'Aragona, che sbarcò a Trapani nell'agosto 1282 e fu accolto come nuovo sovrano in virtù dei diritti ereditati dalla moglie Costanza. Ne derivò un lungo conflitto, noto come Guerra del Vespro, combattuto per circa vent'anni tra la Corona d'Aragona e gli Angioini (con il coinvolgimento di Francia e Papato, che proclamò una crociata contro Pietro III) per il controllo del Mezzogiorno. Il conflitto si concluse solo nel 1302 con la Pace di Caltabellotta, che sancì la divisione definitiva dell'antico Regno di Sicilia: l'isola, retta dalla dinastia aragonese con il nome di Regno di Trinacria, restò separata dal Regno di Napoli, rimasto in mano angioina sul continente.

Il significato storico di lungo periodo

L'espressione "Vespri Siciliani" è rimasta nella memoria storica come paradigma della rivolta popolare improvvisa, spontanea e vittoriosa contro un potere straniero percepito come oppressivo, ed è stata richiamata per analogia in altri contesti insurrezionali nei secoli successivi. L'eco dell'episodio ha attraversato anche la cultura e le arti, trovando una delle sue espressioni più celebri nel melodramma "I vespri siciliani" di Giuseppe Verdi (1855), che ne ha ulteriormente consolidato la fama presso il grande pubblico come simbolo dell'orgoglio e della capacità di riscatto della Sicilia.

Dalla storia alla preghiera della sera

Il nome resta lo stesso, il significato cambia: scopri il Vespro come preghiera liturgica quotidiana della Chiesa.

Vai al libretto →